Iniqua, di bassa qualità e di durata insufficiente. E' l'educazione che il sistema di istruzione italiano impartisce ai nostri giovani. Il ritratto impietoso è tracciato dall'OCSE, che ha da poco pubblicato il rapporto Education at a glance 2006 , una fotografia dei sistemi educativi e dei risultati scolastici nei paesi membri dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.
L'istruzione è il passaporto per il lavoro e in quasi tutti i paesi Ocse il livello dei risultati scolastici continua a crescere, afferma il rapporto. Ma mentre più di un terzo degli studenti (e in alcuni paesi il 50%) riesce ad arrivare alla laurea, c'è ancora una consistente fascia di giovani che non completano le scuole secondarie, il requisito di base per entrare oggi nel mercato del lavoro.
La sezione dello studio Ocse relativa all'Italia è consultabile online e rivela molte ombre nel nostro sistema di istruzione. A cominciare dalla durata dei percorsi formativi: in media gli adulti italiani hanno ricevuto poco più di 10 anni di educazione, dato che piazza l'Italia al quartultimo posto della classifica. I progressi maggiori sono stati compiuti dalle donne, che oggi studiano più delle loro coetanee di vent'anni fa.
I risultati scolastici a livello di istruzione secondaria superiore sono ben al di sotto della media dei paesi Ocse. I ragazzi italiani di 15 anni mostrano scarse performance in confronto ai coetanei degli altri paesi e con un punteggio medio di 466 nella scala PISA per la matematica, l'Italia è superata da tutti i paesi OCSE tranne Grecia, Messico e Turchia. Ancor più preoccupante il fatto che una percentuale significativa di studenti resti ancor più indietro, con quasi un terzo dei giovani in età da scuola superiore privi del minimo livello di competenze matematiche necessario per avere successo nella vita professionale e privata.
L'iniquità dell'istruzione italiana è dimostrata dal fatto che da noi il retroterra sociale gioca tuttora un ruolo significativo nel determinare il successo degli studenti. Chi fa parte della fascia di popolazione con il più basso status socioeconomico ha 3,1 probabilità in più di essere nel gruppo di coloro che hanno risultati più scarsi, rispetto agli studenti dello status socioeconomico più alto. I risultati scolastici variano anche tra scuole e la forbice si sta allargando sempre di più.
A fronte di una scarsa qualità l'istruzione italiana ha però alti costi. L'Italia spende cifre relativamente alte per studente fino all'istruzione secondaria superiore, ma le risorse vengono convogliate verso un grande numero di insegnanti relativamente poco pagati. In contrasto ai trend demografici, inoltre, si sceglie di investire relativamente poco sull'educazione universitaria e post-secondaria. Sempre più persone in tutto il mondo stanno completando corsi universitari e altre forme di educazione terziaria, dice il rapporto. Progressi sono visibili anche in Italia, ma ci sono chiari indicatori che la richiesta di alte qualificazioni stia crescendo più velocemente dell'offerta.
Education at a glance 2006 vuole e dovrebbe essere anche uno strumento per politici e specialisti dell'educazione: la comparazione fra i vari paesi fornisce dati per dibattiti e nuove decisioni. Auguriamoci che il rapporto non sia già finito nel cassetto.